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KAKA’ OLTRE OGNI LIMITE

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su dicembre 17, 2007 da rg88metal
RICKY IN GIAPPONE HA FATTO FUOCO E FIAMME, COME SEMPRE. E DOPO LA CHAMPIONS, LA SUPERCOPPA, IL PALLONE D’ORO E L’INTERCONTINENTALE ARRIVA IL FIFA WORLD PLAYER…



RE DEL MONDO.
L’incoronazione del Pallone d’oro è stata la santificazione formale, Ricky Kakà ha poi scelto Yokohama e il Boca Juniors per salire non solo metaforicamente in cima al pianeta. Il 2007 è stato un anno incredibile per Ricky, che ha ritirato anche il Fifa World Player: a suon di magie e gol ha trascinato il Milan al successo in Champions League, laureandosi capocannoniere (con 10 centri) della competizione: sin dal primo turno, dove aveva disegnato una grandiosa tripletta all’Anderlecht, Kakà si è imposto a suon di reti maestose e ammirate per qualità e quantità. Tiri al volo, botte potenti o stoccate chirurgiche non fa differenza; le sue mirabolanti discese in percussione sono gioielli che riempiono gli occhi di stelle, musica che colma di magie i cuori degli appassionati. Kakà si è meritato il Pallone d’oro nelle notti europee, in particolare nella discesa risolutiva col Celtic e nelle due senifinali col Manchester United, dove brillò tutta la sua grandezza: 3 reti totali, un gioiello dopo l’altro, uno più bello dell’altro. Repertorio invidiabile e completo di tecnica, velocità, dinamismo, potenza, classe, eleganza, precisione, senso del gol. Da quando è arrivato ragazzino, pur crescendo a vista d’occhio anno dopo anno, ha sempre saputo essere decisivissimo: ed ora si è consacrato stella universale. In Giappone ha confermato tutta la sua grandezza, firmando un gol dei suoi e due assist tipici dello Smoking Bianco. Non solo: ha definitivamente ribadito il suo no alla corte di club esteri, dichiarando “il mio futuro è certamente al Milan, questi trionfi ci avvicinano, firmerò fino al 2013“. Non ha mai pensato di andarsene, perchè il Milan è il suo Universo, e lui è il Sole che scalda San Siro!

KAKA’ E IL MILAN, 6 TROFEI IN 5 ANNI!
Ricardo Izecson Dos Santos Leite Kakà è nato a Brasilia nel 1982. Dopo gli esordi nel San Paolo, dove milita per tre stagioni e rischi la carriera dopo un incidente in piscina, Kakà passa al Milan nell’estate 2003, ed è subito protagonista dello scudetto. Fantasista, con gli anni diventa sempre più attaccante, bomber e giocatore universale. Vince la Supercoppa Italiana 2005 e nel 2007 tocca tutti i vertici, da assoluto protagonista: Champions, capocannoniere di Champions, Supercoppa Europea, Pallone d’oro, Intercontinentale e Fifa World Player!!

71 GOL ROSSONERI DEL
GOLDEN BOY
!


NESTA A TUTTO CAMPO

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su dicembre 17, 2007 da rg88metal
DIFENSORE MAGNIFICO, TEMPESTA PERFETTA COL BOCA HA FATTO PURE IL GOLEADOR. UNA NOTTE CHE LO SCOLPISCE IN ETERNO NELLA FANTALEGGENDA.

ALEXANDER THE GREAT. Nella storia rossonera (e del calcio) ci era già entrato come difensore sontuoso, principesco nei suoi anticipi prodigiosi, i suoi colpi di testa decisivi, i suoi tackle al limite, i suoi salvataggi estremi e spettacolari. Alessandro Nesta si era già guadagnato, fin dal suo primo anno rossonero, un posto di rispetto nella leggenda del club, diventando protagonista dei trionfi europei e nazionali della squadra. Dopo Yokohama, lo è ancora di più. Perchè i gol restano nella memoria dei tifosi più di un tackle, e un gol in una finale di coppa Intercontinentale non si dimenticherà mai. Soprattutto per Nesta, uno che di gol ne ha sempre fatti pochini e che ora si è preso il lusso di coronare la sua fastosa carriera col centro decisivo, capace di spezzare le reni al Boca e lanciare il Milan sul trono mondiale. Un gol bello e pesantissimo, in un’annata ovviamente splendida per il baluardo difensivo. Nesta è il solito muro di sempre, splendido e smagliante nella sua arte difensiva, un muro invalicabile che con classe e naturalezza comanda da vero leader il fortino che fu di Maldini e Baresi. Già, Baresi: Nesta ne è sempre stato l’erede designato, e in lui i tifosi ritrovano con orgoglio la grande anima del Capitano. Un principe dal fioretto fatato, un guerriero dalla sciabola pesante, che scatena con smagliante brillantezza un’intramontabile Tempesta Perfetta.

SANDRO, SESTO GOL IN ROSSONERO!

ELEGANZA, CLASSE, FORZA: UN FENOMENO VERO



PIPPO INZAGHI, L’UOMO DELLE FINALI

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su dicembre 17, 2007 da rg88metal
278 GOL DA PROFESSIONISTA, 89 IN ROSSONERO, 5 NELLE ULTIME TRE FINALI, 8 TROFEI IN 7 STAGIONI MILANISTE: I NUMERI INCORONANO PIPPO INZAGHI.

PASSIONE DEL GOL. Se il gol fosse un’arte, Pippo Inzaghi ne sarebbe un vero maestro. L’uomo delle finali si ripete ancora, e dopo la doppietta col Liverpool ad Atene e il gol al Siviglia a Montecarlo (Supercoppa) timbra con una doppietta anche l’ultimo atto del Mondiale di club. Un cannoniere infinito, che adesso è arrivato a quota 89 centri in rossonero e 278 complessivi da professionista: dalla serie C e B degli anni adolescenziali alle prodezze in serie A, dai grandi palcosecenici europei calcati a suon di reti con Juventus e Milan alla platea Mondiale: in azzurro prima e in rossonero adesso. Intertoto, Coppa Coppe, Coppa Uefa, Champions League, Mondiale di club: SuperPippo ha esultato con la sua isterica pazzia ovunque, sapendo tingere a forti tinte rossonere una carriera che sembrava destinata soprattutto alla leggenda bianconera: nell’apice dei suoi 28 anni Inzaghi lasciò la Juve rimettendosi in gioco a Milano, dove ha trovato un clima ancor più unito, familiare, passionale. E se ne è perdutamente innamorato, da subito. 46 gol nei primi due anni, il trionfo di Champions da trascinatore e l’amore sfrenato dei tifosi lo incoronarono presto rossonero a vita. Poi una serie di infortuni, che lo ha portato quasi vicino al ritiro, gli ha rovinato due stagioni dalle quali pochissimi sarebbero riemersi. Lui ci è riuscito, a suon di gol, ritagliandosi un ruolo non più da prima stella ma da bomber complementare, variante impazzita da gettare nella mischia quando il risultato è vitale. E Pippo ha ripagato con gol pesantissimi: nei preliminari, nei quarti col Bayern, nella finale col Liverpool, in Supercoppa e adesso col Boca Juniors in Giappone. Non sarà più il terminale da 30-40 gol stagionali, ma il cobra che colpisce quando più serve la sua rapacia, l’astuzia, l’esperienza di un pirata navigato e con la fame di un ragazzino. Dopo Istanbul 2005 (col Liverpool in tribuna) si è preso pure la rivincita sul Boca: nella finale del 2003 gli fu infatti annullato un gol valido. Il cerchio si chiude, Pippo continua a trafiggere goalkeepers e festeggia felice: “Non ho più parole per questo Milan, per i miei gol”. In 7 stagioni rossonere ha vinto 8 trofei, risultando decisivo in tutti: 12 gol nella Champions 2003, gol in finale nella coppa Italia ’03, 3 gol (in pochissime partite) decisivi per lo scudetto 2004, doppiette nella Champions e nell’Intercontinentale 2007, gol in Supercoppa 2007: solo nella Supercoppa Europea 2003 e in quella italiana 2005 non ha trovato il gol, dando comunque il suo frenetico apporto adrenalinico che tanto terrorizza e “apre” le difese avversarie. Ormai lo conoscono ovunque (in Giappone era uno dei più idolatrati), ormai la sua feroce fame di gol è temuta ad ogni latitudine; l’uomo di coppa è sempre all’erta, e il suo graffio è il più letale d’Europa. Anzi, del Mondo.

L’URLO DI FELICITA’ DEL CONDOR


SENZA FRENI, SOLO GIOIA!

MALDINI, L’ULTIMA MERAVIGLIA

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su dicembre 17, 2007 da rg88metal
MALDINI, L’ETERNO CAMPIONE CORONA L’ULTIMO SOGNO MONDIALE DI UNA CARRIERA STELLARE. UNA COPPA SOGNATA DA TEMPO E FINALMENTE RIPORTATA A CASA!


CUORE DI DRAGO. La notte scende fresca su Yokhoama, il guerriero stringe la coppa e sorride, nel mezzo della festa, tra le urla di gioia e i brindisi dei compagni. Sfiora con la mano le medaglie che gli cingono il petto, e guarda fiero la nuova brillante conquista. La inseguiva da tempo, il capitno. Paolo Maldini ha 39 anni ed un palmares gonfio di trionfi, quasi 1000 partite tra Milan e Nazionale, un passato grandissimo da terzino sontuoso e un altro da centrale stellare, si gode un presente felice fatto ancora di Milan e grandi occasioni, ma non si stanca mai di alzare coppe e trofei. E’ tornato sul tetto del mondo, per la prima volta da capitano, dopo aver sognato per anni una notte così: dopo le due intercontinentali, vinte, di inizio anni ’90, Maldini e il suo Milan si presero due delusioni mondiali a metà decennio che fecero crescere la voglia di riscatto, la sete di rivincita. Finalmente, nel 2003, la vittoria in Champions offriva al Milan la possibilità di tornare in Giappone. Il capitano dichiarava che quello era l’ultimo grande traguardo della sua carriera. Poi purtroppo il Boca prevalse ai rigori e fortunatamente il capitano decise di andare avanti, fino a che non avesse rivinto quella coppa. Arrivarono così altri anni d’oro, altre notti da sogno, altre battaglie da higlander, tackle magistrali, anticipi sontuosi, fuoriclasse domati con la stessa classe e possenza divina di sempre. Fino all’ennesimo trionfo in Champions, ennesima coppa da innalzare tra i fuochi d’artificio e le vibrazioni di un’anima mai sazia di gloria. Da un paio di stagioni Paolo non gioca più tutte le partite, per preservarsi e poter allungare ancora una carriera già mostruosa. Da quest’anno il numero di partite è sceso ancor più, proprio per arrivare in forma perfetta a quell’appuntamento atteso una vita: Giappone, Intercontinentale. Un assaggio di sushi in semifinale, e poi la gran notte della finale, notte fresca e sapore di gloria. Paolo sfreccia a sinistra come da ragazzino, lotta come se il suo palmares non dicesse 30 trofei in 24 stagioni rossonere. Maldini, in campo, sontuoso, efficace, sicuro. Tocca di classe, tiene la difensiva senza troppo scorazzare in avanti, battibecca con un insulso avversario che osa mettersi a muso duro con una leggenda di simili proporzioni. Scalpita e soffre, Capitano, si incazza quando entrano duro su Gattuso, sorride come un bimbo dopo i gol, cade maltrattato da un avversario e il Milan segna con lui steso a terra, in mezzo al campo, sofferente. I tifosi si preoccupano, “se esce non alzerà la coppa da capitano!”, ma evidentemente ancora non hanno capito la tempra vichinga del fuoriclasse italiano. Che difatti si rialza, stinge i denti, continua la battaglia. E alla fine gode, sorride, incredulo e realizzato. Blatter gli passa la coppa, e PAOLO LA ALZA AL CIELO, coronando l’ultimo sogno, dando un sorriso all’ultimo desiderio. Epico, fastoso, in quell’alzata di coppa che corona la splendida e ventennale avventura di un campione ifinito. Che già dichiara di sognare, adesso, la prossima finale di Champions. Mai sazio, mai pago, mai domo!

855 PARTITE ROSSONERE PER PAOLO

PAOLO MALDINI è nato a Milano il 26 giugno 1968, figlio di Cesare ex capitano rossonero. Entra nel Milan nel ’78 (pulcini) e nell’85 debutta in A sedicenne con Liedholm in panchina. A 17 anni è titolare, a 19 diventa protagonista assoluto del ciclo di Sacchi prima (1 scudetto, 2 Campioni, 2 Intercontinentali, 3 Supercoppe) e Capello poi (4 scudetti, 1 Campioni, 3 Supercoppe), come terzino sinistro più forte del mondo. Nuovo scudetto nel ’99 con Zaccheroni e un nuovo ruolo di centrale, dove festeggia tutte le vittorie del ciclo Ancelotti: 2 Campioni, 3 Supercoppe, 1 Coppa Itlia, 1 Intercontinentale. Ha giocato 855 partite col Milan e 126 in Nazionale: contando anche l’Under21 è vicino a quota 1000!


PIRLO, TALENTO MONDIALE

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su novembre 26, 2007 da rg88metal
RITRATTO DEL GENIALE PLAYMAKER BRESCIANO, DAGLI ESORDI DA TALENTO PRECOCE AGLI ANNI D’ORO DA REGISTA ROSSONERO. CON UN FUTURO ANCORA LUNGO E LUMINOSO

Una traiettoria magica, una scia di polvere sfavillante, la palla bagnata che sorvola le teste di tutti e si infila alle spalle del portiere, nel boato generale. Così a Cagliair, così mille volta Andrea Pirlo, il faro del diavolo. Un giocatore unico al mondo, un campione che ci invidiano e che dobbiamo tenerci stretto. Un simbolo, un fenomeno col cuore tutto rossonero, che ci incanta da anni e che per anni lustrerà i nostri occhi con le sue punizioni fatate.

DECISIVO. La punizione con cui Andreino ha trafitto il Cagliari ha coronato un abuona partita, non la migliore: spesso abbiamo visto un Andrea gigantesco, tra lanci inimmaginabili e assist stupefacenti, un Andrea capace di arginare la difesa e comandare le ripatenza con la precisione di un metronomo e lo stile, la classe, l’eleganza di un direttore d’orchestra magistrale. A conferma della sua grande importanza nell’economia rossonera: Pirlo è fondamentale per il suo saper dirigere la manovra, ma anche quando la regia fatica e i terreni pesanti limitano il gioco rossonero, lui sa ritagliarsi un ruolo da protagonista grazie alle sue stoccate letali.

MARCHIO DI FABBRICA. Le punizioni alla Pirlo: ormai le amirano ovunque. In questo campionato è il primo centro di Andrea, che però ha già marcato il tabellino in Champions. Grazie ai calci piazzati il genio bresciano ha sempre dato un grande contributo alla squadra, concludendo sempre la stagione con notevoli bottini realizzativi per un playmaker. Ma è soprattutto il suo modo di giocare, di stare in campo, che seduce gli amanti del bel calcio dal Brasile al Giappone: nel mondo è il numero uno nel ruolo, anzi forse non esistono giocatori simili per abilità e caratteristiche.

PILOTA. La geniale intuizione arrivò a Pirlo e Ancelotti nell’estate 2002: dopo una buona stagione da vice Rui Costa, Andrea si trasformò da trequartista a playmaker. Dietro le punte era esploso come talento precocissimo, a 16 anni, nel Brescia. Con i suoi guizzi, i gol, le magie, aveva trascinato l’Under 21 a grandi traguardi e dopo diverse stagioni nel Brescia si era meritato l’Inter. In nerazzurro però faticava a imporsi, trovar spazio e continuità: lo accusarono di scarso carattere, cedendolo in prestito prima alla Reggina e poi al Brescia. Guardacaso Pirlo disputò lontano dalla Pinetina grandi stagioni: solo ad Appiano non lo capivano. E alla fine lo sbolognarono al Milan. Che errore! In rossonero Pirlo diventa un faro, nel giro di due stagioni è al top mondiale e arrivano per lui messaggi incensanti da tutto il globo. Visione di gioco superba, tecnica maestosa, agilità e perizia nel danzare con la palla e tessere l’azione, lanci col compasso, passaggi precisi e telecomandati per incrociare la linea della palla con la traiettorie del compagno spedito a rete: Pirlo ormai era diventato grande, e da protagonista firmava la Coppacampioni prima e lo scudetto poi. Regista e pilota in ogni senso della Ferrari rossonera: dalla cabina di pilotaggio, era lui il volante central dei successi di un Milan affascinante. Sempre al massimo, pur con qualche naturale periodo di appannamento, Anche nelle due stagioni seguenti Pirlo resta determinante.

MONDIALE. Nella vittoria azzurra al mondiale tedesco Pirlo è stato grandioso. Nell’avvio di stagione successiva, col Milan, ha pagato un po’ in stanchezza, ma dopo la sosta natalizia è tornato a livelli mostruosi. E tanto per cambiare è stato tra i protagonisti assoluti nella seconda galoppata Champions. La nuova, attuale, stagione, è partita alla grandissima per Andrea: brilante, continuo, geniale, lucido come sempre: anche lui si meriterebbe uno, due, dieci palloni d’oro!

MALDINI VUOLE IL MONDIALE

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su novembre 15, 2007 da rg88metal

PAOLO MALDINI punta forte al Mondiale per club. Il capitano, all’ultima stagione di una carriera gloriosissima, vuole togliersi la soddisfazione di vincere la sua terza “Intercontinentale”, obbiettivo numero uno della stagione. “L’ho vinta due volte, ma l’ho persa tre: vorrei aggiustare questa statistica prima di smettere”, ha dichiarato cuore di drago. I giapponesi Urawa Red Diamonds sono gli ultimi arrivati alle finali del mini torneo: al di là di quarti e semifinali (da dove il Milan partirà) con club africani, neozelandesi e, appunto, giapponesi, il Milan sembra già concentrato sulla finalissima, che quasi sicuramente lo vedrà opposto agli argentini del Boca Juniors. La rivincita della sfida del 2003 è servita, e il Capitano vuole assolutamente condurre la truppa al trionfo.

UNA CARRIERA INCREDIBILE, quella del Capitano. A 16 anni Nils Liedholm lo lanciava in serie A, a 17 Paolo era titolare nel Milan, a 18 già tra i più ammirati giovani nazionali. A 19 era già azzurro, già pluridecorato campione euromondiale nel grande Milan di Arrigo Sacchi: ovunque nel mondo il ragazzino era ormai considerato il terzino sonistro più forte in attività. Elegante, pulito negli anticipi, spettacolare nei tackle, sicuro nella fase difensiva; rapido, martellante, efficace con i suoi cross e le sue incursioni in fase offensiva. La stellare carriera di Paolo era all’apice: prima con Sacchi, poi con Capello, fu una mietitura di trionfi. Dieci anni di successi a pioggia, epiche imprese, vittorie esaltanti. Il mondo ai piedi del diavolo, stadi in piedi ad applaudire e media incensanti nel tessere lodi grandiose, durante tanti anni indimenticabili di trionfi. Poi quando la squadra si prese due stagioni di ricaricamento, tutti ad additare i “senatori” come bolliti. Invece con l’orgoglio e la classe di sempre vinsero l’ennesimo insperato scudetto, e traghettarono la squadra nei due anni di “ricambio”. Maldini (con Costacurta) si trovò così totem del novo folgorante squadrone di Ancelotti. Con Nesta, da centrale, realizzò una coppia difensiva unica, scoprendosi mastoso anche nel cuore del reparto: sicuro, deciso, un muro grandioso, elegante, pulito. Ancora coppe, scudetti. E dal 2005/06 un utilizzo centellinato per propagarne ancora a lungo la sontuosa carriera.

PIPPO INZAGHI, LE MILLE FACCE DEL GOL

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su novembre 7, 2007 da rg88metal
PRIMA ERA IL RAGAZZINO PROMETTENTE, POI DIVENNE LA GIOVANE STELLA CONTESA DALLE BIG; QUINDI L’INZAGHI CINICO E BARO JUVENTINO, CHE IN ROSSONERO DIVENTA BANDIERA E BOMBER DI FAMIGLIA, PRIMA DELL’INFORTUNIO E DEL RITORNO DA NONNO GOL…



PIPPO e il gol, la storia d’amore infinita. Prima era il ragazzino promettente che girava in provincia e stuzzicava le big, da Piacenza a Verona, da Leffe a Parma, dove il primo infortunio della carriera lo temprò giovanissimo. Poi diventò la giovane stella dal gol facile, la sorprendente punta di diamante che con l’Atalanta si prese il titolo di goleador principe della serie A; quindi divenne il killer farabutto, senza pietà e senza riguardi per nessuno, che con la maglia della Juventus segnava e vinceva ma era odiato da tutti i non bianconeri: tanto letale quanto furbissimo nel cercare il gol (o il rigore), tanto prolifico quanto fastidioso. Quattro anni di gol e vittorie, la Nazionale, una carriera che sembrava all’apice, ma non era così. Inzaghi passò al Milan, ed era il 2001. Subito forte, poi il crack al ginocchio, il ritorno, la rimonta al quarto posto spinta a suon di gol, le promesse di fede milanista: Inzaghi era già diventato altro, era diventato rossonero dentro, era diventato il bomber di famiglia. E nel 2002/03, con 30 strepitose cannonate, stilettate, imprevedibili guizzi, divenne Alta Tensione, già bandiera, alfiere del Milan trionfante a Manchester, in Champions. Contro la Juve, che non era più la “sua” Juve: sembrava un secolo, erano due anni di rossonero tuonante. La carriera di Inzaghi era, in quel momento per davvero, al top: gol, vittorie, l’amore dei tifosi, un’ammirazione generale che iniziava a renderlo più simpatico anche a quelli che non tifavano per la sua squadra: perchè Pippo aveva improvvisamente abbandonato la sua indole di “maledetto”, non era più il simulatore mercenario, non era più lo sciupaveline snob: gol, allenamenti, Milan. Professionista esemplare dal volto finalmente umano, Inzaghi ormai piaceva a tutti. E diceva: nella storia ci resto con la maglia rossonera, quella bianconera è un bel ricordo ma viene dopo. Erano solo due stagioni, sembravano una vita. Una vita dal sapore dolce, seguita però dal mortificante odore di clinica: nel 2003 Inzaghi si fa male, segna 7 gol e nelle pochissime apparizioni dà una grande mano per lo scudetto: tutti lo aspettano a nuovo, ma nel 2004/05 l’incubo diventa realtà, c’è chi parla di scarpette al chiodo, Pippo finisce nel dimenticatoio, diventa il bomber rotto. Un solo gol, un deja vu chiamato Van Basten, il crollo di ogni speranza. E no ragazzi, Pippo non molla, Pippo stringe i denti, lotta, torna e torna a modo suo, nel 2005/06: 17 gol ammutoliscono l’Italia, Superpippo è tornato, va ai mondiali e li vince col gruppo, segnando pure un gol. In una partita. Poi torna a vestirsi di rossonero, part time, da “nonno gol“: Ancelotti lo centellina, Inzaghi gioca meno e segna meno del solito, ma i suoi gol sono sempre decisivi: E spingono il Milan in Europa, il suo territorio preferito: 6 centri vitali, dalle pistolettate nei preliminari alla sublime doppietta nella finale di Atene, al Liverpool: Inzaghi ora è il cannoniere esperto da gettare nella mischia quando c’è bisogno dei gol della storia, perchè Pippo è storia, perchè Pippo è passato, presente e futuro, col record europeo di gol nel mirino e una carriera ancora lunghissima, che potrà costellarsi di gol e vittoria ancora per diversi anni. Grazie a quel part time che ci regalerà Alta Tensione ancora a lungo, perchè il Milan senza Superpippo non sarebbe più la stessa cosa.

PARLA GILA: L’ORGOGLIO DEL BOMBER

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su ottobre 26, 2007 da rg88metal

ALBERTO GILARDINO A CUORE APERTO SU MILAN CHANNEL: VIAGGIO A 360 GRADI NELLE EMOZIONI DEL CENTRAVANTI ROSSONERO DOPO LA DOPPIETTA IN CHAMPIONS LEAGUE.

PRESSIONE DA BOMBER. “La vita di un attaccante è fatta anche di momenti in cui si ricevono critiche da parte della stampa, dei media. Noi calciatori siamo abituati ad essere messi sotto pressione, soprattutto se nelle stagioni precedenti siamo riusciti a realizzare tanti gol e a fare ottime prestazioni. La cosa che bisogna fare è continuare a lavorare con serenità, giorno per giorno. Poi sarà il campo a parlare.

STO CRESCENDO. Da quando indosso la maglia rossonera ho giocato quattro partite in Champions League a San Siro, dove il Milan è riuscito a realizzare più reti. Ma è un dato normale dal momento che in Champions ci sono delle circostanze in cui si giocano delle partite davvero intense sia sotto il profilo agonistico che per quanto riguarda il pubblico, come per esempio a Glasgow. In queste occasioni non bisogna mai perdere la concentrazione e lasciare liberi i difensori soprattutto sui calci d’angolo quando tutta la squadra sale. A volte capita di essere un po’ meno lucidi nella fase conclusiva, ma io, personalmente, sento che sto crescendo e maturando anche sotto il profilo tecnico-tattico.

DUE BIS. Quest’anno ho segnato due doppiette tra loro completamente differenti. Quella dell’Olimpico contro la Lazio è stata quella che ha permesso di sbloccarmi e di lasciarmi alle spalle un periodo lungo in cui i gol non arrivavano, mentre, quella contro lo Shakhtar ha sbloccato la partita ed è stata utile per il morale di tutta la squadra.

PROMESSA. Quando pochi giorni fa Adriano Galliani mi ha premiato per le cento presenze ufficiali con la maglia del Milan è stato molto significativo per me perchè questa premiazione è arrivata dopo soli due anni e mezzo che sono al Milan. Ho promesso alla società che cercherò di fare più gol possibili da qua a fine maggio e di farne altri trentacinque nelle prossime cento partite. Sono ancora in un’età in cui posso migliorare, credo di poter giocare ancora per altri dieci anni a grandi livelli in modo da poter fare bene. Poi il Milan mi ha sempre dato la possibilità di lavorare al meglio e di migliorare e di questo sono veramente riconoscente alla società. Il Milan, infatti, mi ha aspettato in circostanze difficili, mi ha dato tanto e ha dimostrato di avere tanta fiducia nei miei mezzi anche rinnovandomi il contratto. Anche il Presidente Berlusconi mi ha dimostrato la sua fiducia, ho visto molte volte che ha replicato difendendomi in occasioni in cui la stampa mi criticava e per questo lo ringrazio davvero tanto.

AZZURRO. er quanto riguarda la mia mancata convocazione in Nazionale contro la Georgia, credo che quelli siano momenti in cui non si deve pensare di aver perso il posto o che il tecnico non ti consideri se non arriva la chiamata di Donadoni, anzi, sono occasioni per mettersi alla prova e riflettere sul fatto che magari ci siano giocatori che in quel momento stnano dando più di te e ripeto, questo può solo spronarmi per fare ancora meglio.

SIGNORE. Faccio un grande in bocca al lupo ai miei compagni infortunati, in particolare a Marek che è stato operato ieri, è un mio grande amico. Siamo arrivati nello stesso periodo al Milan, ci siamo abituati al clima rossonero insieme e spesso venivamo a Milanello insieme perchè abitavamo vicini. Anche a Ronaldo con cui La scorsa stagione ho giocato molto insieme e mi ha servito tanti assist. E’ un giocatore straordinario e sia io che la squadra non vediamo l’ora che rientri. Inoltre devo ringraziare davvero tutti i tifosi perchè mi sono stati vicino sempre e chiedo loro di continuare a farlo in ogni momento, sia per sostenere me che per sostenere la squadra perchè per tutti noi sono davvero molto importanti.”


ACCADEMIA CLARENCE

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su ottobre 25, 2007 da rg88metal
SEEDORF SPAZIALE: TUTTI A LEZIONE DAL PROFESSOR CLARENCE. GOL, ASSIST, DUETTI E CORSA PER INCORONARE ANCORA UNA VOLTA IL MOSTRUOSO FANTASISTA OLANDESE.

DIO C’E’ e si chiama Clarence: spettacolo rossonero allo stato puro“, mi scriveva tempo fa un lettore tifosissimo del magico Seedorf. Se qualcuno non fosse stato d’accordo, con la prestazione di ieri sarà zittito definitivamente. Abbiamo visto un Clarence mostruoso, il Professore è sceso in campo letteralmente per insegnare il gioco del calcio ai comuni mortali e ci è riuscito colorando la notte di San Siro con una serie di perle preziose che da sole basterebbero a infarcire di titoli e apprezzamenti il curriculum di qualsiasi giocatore… qualunque. Clarence no, Clarence è di più. Semplicemente Seedorf. Una carriera sellare, passata a incantare la popolazione del pallone con prodezze e giocate come quelle ammirate ieri nella fredda serata meneghina. Iniziando dai gol: due tiri mirabolanti, due jolly impensabili per una persona normale. Seedorf li ha letteralmente inventati, con coraggio, arte, tecnica, fantasia. Genio puro che si manifesta davanti ai vostri occhi: ammirare, gente, ammirare. Poi tutto il resto, un movimento impetuoso e incessante nel fianco dello Shakthar. Duetti deliziosi con Kakà. L’assist incantevole a Gilardino, una palla morbida scodellata con sapiente e pregevole fattura. Sulla sfera c’era scritto “Milan-Shakthar 2-0, spingimi dentro”. Il filosofo ha fatto accademia, ha dato forma alle idee tattiche di Ancelotti e ai sogni dei tifosi che avevano troppa voglia di ammirare il vecchio Milan. E quando hai voglia di gustarti uno show rossonero, stanne certo, basta puntare sull’estro di Clarence. Se tutto va bene, incanta, decide. Se poi è in serata di grazia, come ieri, vi conviene inserire una videocassetta nel registratore e consegnare per sempre all’album dei vostri ricordi la lezione del Professor Clarence.

CLARENCE SEEDORF

Paramaribo, 1/4/1976. Centrocampista CARRIERA 92/95 AJAX, 95/96 SAMPDORIA, 96/00 REAL MADRID, gennaio 2000/02 INTER, 02/– MILAN. PALMARES: AJAX: 2 campionati, 1 coppa e 2 supercoppe d’Olanda, 1 Coppa dei Campioni. REAL: 1 campionato e 1 supercoppa di Spagna, 1 Coppa dei campioni, 1 Coppa Intercontinentale. MILAN: 2 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe europee, 1 supercoppa Italiana, 1 campinato e 1 coppa Italia.

37 GOL IN ROSSONERO

GATTUSO ROSSONERO NELLE VENE

Postati in I NOSTRI CAMPIONI su ottobre 17, 2007 da rg88metal


RITRATTO DI RINGHIO GATTUSO, IL GUERRIERO DEL DIAVOLO. UN CAMPIONE VERO, DAL CUORE GRANDE E CAPACE DI DARE UN CONTRIBUTO SPETTACOLARE ALLE MEDAGLIE DEL MILAN GRAZIE ALLA SUA CARICA IRRESISTIBILE.

CUORE DI MILAN. Ringhio Gattuso ha sempre amato affrontare le difficoltà e lottare nella mischia, non a caso il mondo intero gli riconosce doti incredibili di guerriero pieno di tempra e ardore. Gattuso vuole vincere ancora tanto col suo Milan e in campo non si nasconde mai, e per queste ragioni è da sempre uno dei protagonisti più incisivi nelle stagioni rossonere. Dire che i tifosi lo adorano è riduttivo: la sua verve, i suoi movimenti scaldano san Siro; la sua foga, le smorfie, gli urlacci, gli interventi strappa applausi mandano i cuori rossoneri in visibilio. E sono nove stagioni di Milan. Uno delle immagini più significative e divertenti che tracciano l’identikit del piccolo grande Pinturinghio risale a un gol di Inzaghi, al Lens, nell’autunno 2002. Tutti i compagni -tutti- saltarono addosso a Pippo, abbracciandolo felici; lui no, Gattuso no: sradicò la bandierina del corner e iniziò a brandirla, sventolarla come un invasato. Così, da solo. Tutti, là vicino, sorridevano in mucchio, e lui lì da solo sfogava così la sua rabbia, la sua felicità

CARATTERE BRITANNICO. Gattuso ha lasciato presto la sua Calabria, per cercare di sfondare col calcio. Era giovanissimo quando ha vestito la maglia del Perugia, ed ha esordito in serie B. Ma era a giovanissimo soprattutto quando ha accettato la proposta dei Rangers Glasgow, il ricco club scozzese dove Gattuso arrivò diciottenne. Si aspettavano tutti il classico italiano dai piedi dolci, invece scoprirono con piacere un higlander di Calabria: un lottatore che non tira mai indietro la camba, che non ha fronzoli, non perde tempo a protestare: le prende e le dà in allegria, meglio se nel fango, sotto un epico diluvio, con la sua squadra in difficoltà. In quelle occasioni, Gattuso si esalta. Ben presto è diventato idolo di Ibrox Park, ha vinto coppa e campionato e segnato addirittura sette reti. Poi però ha preferito tornare in Italia, accettare la chiamata della Salernitana e disputare un buon ampionato di serie A: per dimostrare anche a casa sua di essere un ottimo centrocampista, tanto per ribadire la sua ricerca continua di sfide e motivazioni.

ROSSONERO. Nel 1999 il Milan acquista Andriy Shevchenko e Rino Gattuso. Il primo conquista i tifosi a suon di gol e magie, l’altro con la sua irrefrenabile voglia di spaccare il mondo. Anche troppo, forse; come quando in un derby grida in faccia ad un Ronaldo un pò falloso “e mo? mo te ne vai fuori!”… In campo Gattuso sputa sangue, e i tifosi apprezzano. Non ha una grande tecnica, anzi lui stesso fa sovente ironia sui suoi piedi; tuttavia col Bologna sfodera un gran tiro che si trasforma nel suo primo gol rossonero. Tra impegni di leva e sane panchine per tenere a freno la sua esuberanza, la stagione passa in fretta e si conclude col terzo posto.

ANNI DIFFICILI. Già dal 2000/01 Gattuso è titolare inamovibile, e sembra un senatore: scontato il suo amore per quella maglia, banale sottolineare la grandiosità del suo valore in campo: argina le ripartenze avversarie, recupera valanghe di palloni, è un tizzone sempre acceso. Qualità che permettono di chiudere un occhio sulla mancanza presunta di tecnica: “con ‘sti piedi che mi ritrovo mi chiedo come faccio a essere al Milan!” scherza lui modesto. I tifosi lo sanno, e nelle 2 stagioni seguenti a quella del suo debutto se ne accorgono spesso: la squadra non gira, e si aggrappa al cuore del suo focosissimo centrocampista per non crollare. Che, magari in coppa Italia, inizia sporadicamente a vestire la fascia di capitano.

TRIONFI. Dopo ogni allenamento, Gattuso si ferma a migliorare la tecnica personale con Tassotti: un altro che al Milan arrivò grezzo e smise da campione. I benefici si vedono stagione dopo stagione. Il 2002/03 è l’anno della grande rinascita europea del Milan che, imbottito di fuoriclasse dal gol facile e dalla tecnica sopraffina incanta tutti e vola a Manchester ad alzare la sua sesta Champions League. Ed è la stagione in cui maggiormente il peso di un modulo tanto sbilanciato in attacco impregna di responsabilità il ruolo di Gattuso, che deve farsi in otto per coprire tutte le falle e arginare ogni avversario. “Rivaldo non si deve preoccupare di correre, ma di fare gol; a correre per lui ci penso io” disse una volta. Proprio così: indomabile, instancabile, il guerriero di Corigliano giocò una stagione immensa per quantità e dedizione. La fotografia di tutto ciò, nella finale con la Juve: supplementari agli sgoccioli, il Milan spazza nel centrocampo vuoto della Juve. Buffon accenna il rinvio e Gattuso, dopo centoventi minuti di corse e scazzottate inizia a correre come un forsennato, percorrendo da solo tutto il campo. Invano, ovvio: era logico che Buffon rinviasse ben prima che Ringhio gli si avvicinasse minimamente, ma lui è così: provarci sempre, assetato di tutto. L’anno dopo, Gattuso fu lo stesso strepitoso pilastro nella vittoria in campionato: Gattuso enorme, Gattuso pazzesco. Un mostro venerato dai tifosi. Ringhio alla terza giornata si prese pure il lusso di segnare un gran gol agli ex del Perugia, esultando come un pazzo. E in Champions realizzò anche la sua prima rete europea, allo Sparta Praga: maglia sulla bandierina e vessillo rossonero che sventola agitato dal suo graffio.

BANDIERA. Pur non riuscendo a vincere nulla nelle 2 stagioni seguenti, il Milan resta ad altissimi livelli internazionali. Gattuso gioca sempre bene ed è sempre più una bandiera, un senatore. Alla domanda “Chiuderai la carriera nel Milan?” il numero otto risponde con un “E’ il mio sogno, ma bisogna vedere che non mi mandino via prima a calci nel didietro” che è lo specchio della sua grande umiltà. Una persona di valori enormi, che con la nascita di Gabriela diventa anche un dolcissimo papà. Dopo Istanbul, dirà, ha sofferto troppo, quasi pensando di lasciare il Milan. “Dopo due minuti mi sò detto: ma che stai a pensà?” ha sottlineato dopo. Proprio per tutta quella sofferenza il cammino della stagione scorsa è stata una rivincita incredibile per lui e i suoi compagni: tornare a vincere la coppa, e proprio sul Liverpool, è stata forse la soddisfazione più grande di tutta la storia rossonera. Un tripudio al quale Gatuso ha contribuito in maniera formidabile: con le sue barricate, le palle recuperate, addirittura gli assist, la tecnica ormai non certo spregevole, un tasso adrenalinico folle. Peraltro dopo il Mondiale, vinto anche se non soprattutto grazie al suo straordinario cuore pulsante nel cuore del centrocampo azzurro. Per lui è stata una stagione impeccabile, mostruosa. Nella semifinale col Manchester ha toccato livelli mastodontici di presenza, ardore. La sua grinta diventa un qualcosa di palpabile, concreto, che spinge il Milan sulle ali della voracità, del non arrendersi mai. Un esempio per tutti, un’icona per noi rossoneri.


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